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venerdì 6 gennaio 2012

Brevetti, moda e Made in Italy



A quanto pare la crisi passa in secondo piano di fronte ad un negozio con una bella scritta "SALDI" in vetrina...
Mea culpa, ho ceduto anch'io alla tentazione, ma, giuro, ho acquistato all'insegna della effettiva necessità.



Visto che in questi giorni siamo tutti in giro per la città, visto che oggi è festa e davanti a noi c'è un lungo ponte, tra un salto nella boutique del nostro designer preferito e prima di addentrarci nei brand stores low cost, suggerirei di fare un salto alla mostra che si tiene presso la Rotonda della Besana, dal titolo "Disegno e Design, Brevetti e creatività italiani", promossa dall'Assessorato alla Cultura, Expo, Moda e Design del Comune di Milano.
Riflettori puntati sulla produzione industriale nazionale e sul valore della creatività italiana, in grado di conferire ai prodotti un elemento di distintività tale da renderli unici, inconfondibili e immuni dalla "malattia" della contraffazione (trattasi, purtroppo, di una dura battaglia, n.d.r.).
I brevetti, i disegni e i marchi che potremo scorgere alle pareti sono la testimonianza della versatilità dei creativi italiani, e dei diversi settori merceologici in cui essa si è declinata: dall'arredamento (la lampada Tolomeo) alla moda (valga come esempio il sandalo invisibile di Ferragamo), dal settore agroalimentare (Barilla, Campari) ai mezzi di trasporto (Vespa).
Tutto ciò è accompagnato da importanti contributi dei protagonisti dell'industria italiana e da una selezione di manifesti pubblicitari d'epoca.
Una buona occasione per scoprire cosa c'è dietro il Made in Italy che troviamo esposto nei negozi e che spesso acquistiamo, per comprenderne meglio l'unicità e il valore.







mercoledì 30 novembre 2011

Quando la moda diventa bio

Se è vero che i professionisti della moda viaggiano per le fiere di tutto il mondo alla ricerca di nuovi materiali, tessuti all'avanguardia che facilitino le nostre azioni quotidiane, che siano, per esempio, in grado di ripararci dal freddo ed essere al contempo glamour... è anche vero che a volte non ci accorgiamo di avere sotto gli occhi fibre e tessuti naturali che, se assemblati con maestria, possono dar vita a veri e propri capi di abbigliamento.
Ci hanno pensato i fashion designers colombiani, che hanno preso in prestito da Madre Natura il suo enorme patrimonio fatto di foglie, muschi, fiori di ogni genere, farfalle e piume, per dar vita al Biofashion Habitat Show, presentato ieri a Cali in Colombia.
Girasoli diventano coprispalle, foglie d'edera si attorcigliano alle caviglie per diventare sandali alla schiava, abitini a trapezio sono ricoperti di fiori, tutta la collezione è concepita e realizzata con quello che la natura è in grado di offrire.
Va da sè che i capi creati dai designers colombiani rappresentino l'estremizzazione di un argomento oramai noto all'industria del tessile; la moda infatti, con il suo enorme giro d'affari, genera un notevole impatto sociale e ambientale. E’ stato stimato, per esempio, che la coltivazione del cotone necessario per realizzare un paio di jeans richieda l'impiego di circa ottocento litri d'acqua, mentre per la realizzazione del nylon si utilizzano gas nocivi per l'atmosfera; altri rischi per l’ambiente sono quelli derivanti dall’utilizzo di sostanze nocive in fase di tintura dei capi di abbigliamento.
E' facile quindi intuire quale sia il messaggio sotteso alla collezione: dimostrare che può esistere un' "eco-moda", una sorta connubio tra la moda e il rispetto per l'ambiente.

Maria Nubia Ayala

Pablo Cesar Dorado










Iveth Jaramillo

lunedì 28 novembre 2011

Quindicesima edizione di Fondaco

La Fondazione Floriani nasce nel 1977 con il nobile obiettivo di sostenere i malati dimessi dalle strutture sanitarie perchè in fase terminale, per garantire loro assistenza domiciliare continua e gratuita.
Da circa vent'anni l'Associazione Amici della Fondazione Floriani-Onlus allestisce una mostra-mercato dal nome Fondaco, per raccogliere fondi e ampliare la rete di assistenza, sostenere gli hospices e formare medici e personale qualificato.
Se inizialmente ospitava soltanto gli antiquari della città, oggi Fondaco è molto di più.
Incuriosita per averne sentito parlare, sono andata a sbirciare tra le sale dello Studio Zeta, un ex opificio dei primi anni del Novecento a Milano, nei dintorni di Porta Romana.
Ho trovato argenti, quadri antichi, stampe, ma anche panettoni e altre dolcezze tipiche del periodo natalizio, angoli vintage e tanti, tanti gioielli, preziosi e non.
In particolare, i miei occhi sono rimasti affascinati dalle creazioni di Maura Caminada, jewel designer e giornalista milanese, capace di creare orecchini raffinati con materiali semplici (legno, corno, sughero, fino alla resina e alla madreperla) a prezzi decisamente contenuti.



Fandaco riscuote sempre più successo; importanti nomi della politica, della moda e tantissimi affezionati ogni anno garantiscono il loro contributo anticipando gli acquisti natalizi.
Un modo divertente e diverso di fare shopping, di passare un'oretta in compagnia, con la certezza di contribuire ad una nobile iniziativa; un modo per essere più vicino a chi soffre, ora che è Natale, e per non dimenticarcene in futuro.

Tutte le informazioni qui.

mercoledì 9 novembre 2011

Incontro a Palazzo Morando

Tutte le mode, in un certo senso, nascono come "emancipazione dal Parigi" ma ogni storia di questa emancipazione è diversa, peculiare e ricca di implicazioni che hanno a che fare con il passato, le storie sartoriali, gli scambi commerciali tra i paesi, le specialità manifatturiere, l'emergere di nuove "capitali della moda" (...) Le grandi potenze come Cina, India, Brasile sono interessate sia allo sviluppo della creatività locale, sia all'interazione con la moda internazionale in modo sempre più originale. [Introduzione, pag. VII]



Nell'attesa che il sole autunnale torni timido a scaldare l'aria e permetta alle nostre mani di spuntar fuori dalle maniche del maglione, Moi Aussi è andata a sbirciare tra le stanze di Palazzo Morando, in via S. Andrea n. 6 a Milano, dove si è tenuta, alle 18.00 di ieri pomeriggio, la presentazione del saggio di Simona Segre Reinach dal titolo "Un mondo di mode. Il vestire globalizzato", edito da Laterza.
Un momento di incontro con l'autrice per discutere dei temi più caldi che riguardano un'industria della moda sempre più transnazionale e globalizzata.
Lo sguardo è rivolto a Cina, India e Brasile, paesi emergenti nell'industria manifatturiera investiti tuttavia da una sorta di preconcetto (in termini di qualità e di target) proveniente dallo strapotere e dalla influenza dei brands occidentali.
Nell'immaginario collettivo Cina vuol dire scarsa qualità, Brasile invece fa rima con beachwear, e così via.
Questi paesi in realtà nascondono una artigianalità e una competenza autentiche che ne fanno delle vere e proprie potenze emergenti nel settore, la cui influenza è assorbita dai giovani che hanno oggi una visione largamente globalizzata poichè hanno la possibilità di formarsi in diversi paesi del mondo, per riversarsi nell'attività stilistica della creazione del prodotto-moda, traguardo di un processo produttivo industriale destinato ad essere immesso in uno specifico mercato di riferimento e che necessita di essere salvaguardato in termini di originalità.
Sintesi del connubio tra influenza occidentale e orientale è la moda islamica, il c.d. l'islam chic, che utilizza capi occidentali armonizzandoli alle esigenze della donna musulmana, cui l'autrice dedica un capitolo del saggio.
La moda dunque oggi è svincolata dalla visione eurocentrica ma trova nuovi punti nevralgici.
Il fulcro su cui si innesta la riflessione dell'autrice è quindi la necessità di restituire la giusta considerazione al polo orientale, di salvaguardare il "Made In" e il background storico-culturale che ha reso grande negli anni il polo occidentale, nella ricerca di una sorta di dialogo reciproco, una giusta interazione tra i due, senza che necessariamente l'uno escluda l'altro. Un vero e proprio meltin' pot della moda.